In occasione del trentesimo anniversario della legge 109 del 1996, che ha introdotto in Italia l’obbligo del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, il Coordinamento provinciale di Libera Alessandria propone una riflessione sulla situazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata nel territorio.
I dati disponibili mostrano come anche la provincia di Alessandria sia coinvolta nel fenomeno delle infiltrazioni mafiose e nella conseguente attività di contrasto patrimoniale. Nel complesso, sul territorio provinciale risultano 123 beni confiscati, tra immobili e aziende.
Per quanto riguarda gli immobili, 97 risultano confiscati, di cui 65 già destinati a enti pubblici o a finalità sociali e 32 ancora in gestione, in attesa di una destinazione definitiva. Accanto agli immobili figurano anche 26 aziende confiscate, che rappresentano uno degli ambiti più complessi della gestione dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata.
La mappa dei comuni coinvolti ci dà la percezione del fenomeno, che riguarda sia i gaìrandi centri della provincia che quelli meno densamente abitati. Tra i comuni nel cui territorio sono stati confiscati beni troviamo Bosco Marengo (il primo a essere coinvolto in provincia, dove ha sede Cascina Saetta, il primo bene confiscato e riutilizzato), Alessandria, Tortona, Acqui Terme, Mombello Monferrato, Cassano Spinola, Sale, Casal Cermelli, Pontestura, Sant’Agata Fossili, Gamalero.
Variegata anche la mappa delle aziende confiscati, tra cui troviamo Novi Ligure, Alessandria, Valenza, Cuccaro Monferrato, Casale Monferrato, Ovada, Quattordio, San Salvatore Monferrato, Serravalle Scrivia e Tortona.
Recentemente anche la trasmissione “Fuori Tg” a cura delle redazione giornalistica del Tg3 ha dedicato, a livello nazionale, un servizio ai beni confiscati in Provincia di Alessandria.
Il Coordinamento provinciale di Libera sottolinea l’importanza del lavoro svolto dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), che negli anni ha avuto il compito fondamentale di gestire questi patrimoni, accompagnandone la destinazione e favorendone il riutilizzo a beneficio delle comunità locali.
La legge 109 del 1996 rappresenta una conquista civile e democratica nata dalla mobilitazione di centinaia di migliaia di cittadini. Grazie a quella norma è stato possibile trasformare beni accumulati illegalmente dalle mafie in case per progetti sociali, sedi associative, spazi pubblici e servizi per la collettività.
A trent’anni da quella legge, Libera rinnova l’impegno affinché i beni confiscati diventino sempre più strumenti concreti di giustizia sociale, sviluppo dei territori e partecipazione civica. Il riutilizzo pubblico e sociale di questi patrimoni rappresenta infatti una delle risposte più forti e simboliche alla presenza delle mafie: restituire alla comunità ciò che era stato sottratto con la violenza e l’illegalità.
Le iniziative promosse in queste settimane anche in provincia di Alessandria vogliono ricordare il valore di questa legge e rilanciare l’attenzione sul tema del riutilizzo dei beni confiscati, affinché ogni bene sottratto alla criminalità possa diventare una risorsa per il territorio e un segno tangibile di legalità.

